Argomento del giorno è naturalmente la mia passeggiata al parco. Sembra che la BBC ne ricaverà un documentario. Ordunque, si definisce come "passeggiata al parco" qualsiasi passeggiata di più di 30 minuti, di domenica, col sole, tra la gente e senza buste della spesa, anche se non è al parco, voglio chiarire questo punto. Vale lo stesso: la mente è uno strano congegno.

Per l'occasione indossavo la mia divisa invernale, ma senza maglia, in omaggio all'ora legale. Itinerario previsto: fino all'incrocio, poi di là, poi dritto, quindi di qua, il parco e poi dietro. Semplice. La gente che ha avuto la stessa mia idea (o meglio, un'idea che si avvicina all'idea che ho dell'idea che ho avuto) era numerosa come a un concerto di Ratzinger, decine di poppanti infagottati nei passeggini, i papà con liquami alla lavanda, le mamme con le scarpe comprate a Pasqua ancora troppo strette.

Tantissimi i Berlusconiboys a dispensare carta da rifiuti. Poi, il mercatino di bancarelle e di grassi sfrigolanti, piume di alpini, volontari con sfigmomanometri, metà popolazione extracomunitaria di Parma, zitelle coi bijoux di moda nell'83, qualche tamarro con l'abbronzatura da tumore alla pelle, io, turisti in cerca del Battistero, gruppi di studenti più magri di una XXS, giocolieri, puttane, varia umana solitudine.

(pausa che dà profondità e spessore psicologico)

Sono tornato a casa ma al parco non ci sono mica andato, mi ero già stufato alla grande e poi avevo le mani gonfie. Urge consulto. In compenso ho rispolverato la mia cyclette e ho pedalato 10km: non da strapparsi i capelli ma comunque un re-inizio. Oggi poi è un lunedì ma è il 31, questo accostamento non lo posso sopportare. Inoltre, finchè non arriverà e passerà il mio compleanno meglio stare alla larga da me, vi avviso.
- 10:47 di lunedì, 31 marzo 2008
- parma, parco, resoconto, cyclette
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La commessa della panetteria dove vado io è così educata che direi che è quasi servile. Sìssignora, prego signora, certo signora, buongiorno signora, mi fa venire la pelle d'oca se penso a come è cortese. Però lo è di più con le signore rompiscatole che per scegliere un panino ci pensano come se fosse una parure di Bulgari. Vi spiego.

Tipo oggi eravamo in 4: una vecchia con 3 (forse 4) capelli viola pettinati all'indietro; una ragazza coi pantaloni che iniziavano dalle ginocchia; una signora uscita dalle pubblicità di Cosmopolitan e poi io, ovviamente. La ragazza col culo fuori ha chiesto una pizza margherita, ha detto pure "per favore", poi ha accettato il primo sfigato pezzo che le era stato proposto ed ha pagato, scusandosi pure per non avere la moneta precisa precisa. La vecchia ha chiesto 2 michette piccole perché sa "sono da sola e una micca grande non ce la faccio". Ha accettato le 2 che le erano state proposte ed ha sganciato le monetine più lenta della cottura di un risotto. Per fare il tragitto dalla cassa alla porta il pane si era ammuffito.

A questo punto entra in gioco la topmanager di noantri, leopardata nell'anima, che ha chiesto 2 filoncini. I primi due nooooo, erano lunghi, i secondi due noooooo erano cotti: lei voleva quello lì a destra in alto e quello lì "no non quello, l'altro!". La commessa sorrideva come Joker. Non appena stavano per essere pesati, ha cambiato idea: "no mi scusi, mi dia invece 2 panini al latte". Il tono era quello di chi sta per compiere una fusione di due multinazionali. Io ho scoperto che non avrei mai potuto fare la commessa.

La commessa, invece, ha detto "subito signora" e stavolta, furba, ha chiesto: "quali panini preferisce?". La cliente le fa, innocente come un serialkiller: "scelga lei". Giuro che ha avuto da ridire anche stavolta. Poi Santa Micca si è ritenuta soddisfatta dopo 3 tentativi, ed è andata alla cassa. La commessa, [che vedono i miei occhi], le ha regalato una fetta di torta "omaggio". A lei! La topmanager degli sfilatini ha annuito, approvando.

La morale è che io punto tutto sull'arsenico nella torta, altrimenti non ci capisco niente.
- 13:02 di giovedì, 27 marzo 2008
- diario, parma, pane, resoconto
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Se ne andò sul tetto, più in cielo che poteva.
Nessuno l'avrebbe visto chiudere gli occhi e parlare col sole. Le tegole erano ruvide al tatto, i suoni della strada molto più in basso.
Dormì, sognando. Poi, gocce di pioggia.
- 16:53 di martedì, 25 marzo 2008
- sogni, speranze, desideri, pomeriggio
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Si voltò e mi sorrise, ma non disse una parola.
Poi tutto svanì, come il fumo delle sue sigarette.
- 14:07 di domenica, 23 marzo 2008
- amore, ricordi, fumo
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