nello splendido giardino su cui si affaccia la mia finestra preferita c'è una nonna scattante che raccoglie erbacce, prepara torte e nutre pesciolini rossi; un nonno bianco che sistema attrezzi nella serra, manovra strumenti da catalogo Edagricole con consumata maestria e pittura staccionate in rozzo stile far west.
La domenica il pastorale giardino si riempie di prole e familiari che rispondono al nome di:
una attillata nuora che posa davanti a immaginari flash, seduta a sfogliare riviste sul prato tra una libellula e un petalo di ortensia; due turbolente bimbe della perenne età di 2 anni che percorrono impavide ettari di verde a cavallo di plastiche colorate, ed un virile figlio futuro capostipite che calpesta aiuole, incenerisce vaschette e rombante di auto solca i prati tronfio delle sue maschie virtù.
Profumo di carne, vociare di nonni, tintinnio di posate, la scenetta domenicale ritempra l'animo di chi la famiglia ce l'ha lontanuccia, fino al consueto gioco papà-bimbe. Più monocorde di una puntata di Beautiful, più ovvio di una frase di Veltroni, più stucchevole di un album di nozze, il gioco è questo:
il papà grida "buuuu" e la figlie emettono gridolini deliziati, correndo impaurite di divertimento all'altro capo del giardino. Come uno yo-yo, tempo 10 secondi e si avvinghiano alle cosce del superuomo, il quale sgancia un secondo "buuu", pronto a lanciare il suo organico yo-yo.
La scena si ripete innumerevoli volte, ci si potrebbe sincronizzare l'orologio atomico di Ginevra.
Buuu + gridolini, buuu + gridolini. Un bell'applauso alla fantasia.
Ad essere onesto, in difesa del fantasioso paparino, devo dire che a volte emette suoni simili a un "wooo" oppure "booo", per cui immagino che nella sua testa ci sia una variazione sul tema. E grazie al cielo ancora un paio di domeniche e poi farà freddo per mangiare in giardino, così questa scenetta mi sarà risparmiata fino a maggio. Già mi manca, ora che ci penso.