Appena uscito dalla stanza, il pavimento diventa verde, e comincio a zoppicare. In bocca ho il sapore del cioccolato fondente, e davanti a me una finestra è spalancata sul mare tranquillo e blu, l'acqua è fredda solo a vederla.

La brezza è piacevole, ed un soffio più forte fa cascare le pareti. Un salto, e sono in acqua, non zoppico più ed è il tramonto. La sabbia è arancione e le onde mi spingono a riva. Sotto l'ombrellone c'è un ragazzo sdraiato sul lettino. E' morbido ed ha un sorriso dolce, mi vede e mi abbraccia.

"restiamo qui un altro po'?", mi chiede. Annuisco. L'aria è libera di suoni e di odori, mi appoggio al suo petto e mi addormento. Sogno albicocche e limoni canditi, e una mano che mi accarezza.

Al risveglio, sulla sabbia sono spuntate violette ed erba fresca, ed i miei capelli sono cresciuti. Il mio ragazzo morbido è immobile al sole, nell'aria un profumo di arancio ed il suono delle onde. Non lo sento respirare più.

- 09:06 di lunedì, 30 luglio 2007
- fiori, ricordi, colori, odori
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Il dialetto napoletano uè uè è una lingua a parte, si sa... jamme jamme.

Però non sapevo invece che fosse così diverso dall'italiano. Praticamente un baldo giovine vestito di marche contraffatte, con un tono di voce più alto del Pirellone e dall'incontenibile invadenza di ahimè tanta napoletanità da documentario, chiede info al controllore.

"scusatemi devo andare a reggio emilia, a che ora sta il treno?" - tradotto, sia chiaro, in italiano, lui l'ha esternato in dialettone -
"dunque vediamo... alle 14:27"
"eh? non ho capito non c'è?"
"alle 14 e 27!"
" e che significa? non capisco"

e così via tra l'incredulità dei passeggeri.
Non la faccio lunga, ma insomma l'emigrante 2007 (ah, qui urge ribadire che io sono napoletano a scanso di odiosi e inopportuni commenti buonisti sul blogger razzista), non capisce l'italiano. Cioè lui proprio non capiva che il treno c'era ma alle 1427, non "verso le 2 e mezza" oppure "quando arriva arriva".
Infatti, dopo la mia traduzione, perchè di traduzione si tratta, lui si è anche lamentato con il controllore, perchè...non era stato chiaro.

Ha continuato a sbraitare assurdità del tipo "già aggia perdut 'o tren ppe guardà u cul a na guagliona" e poi al suono di un polifonico concertino neomelodico ha sganciato un rutto di mortadella per andare a colonizzare Reggio Emilia. Cafoni con la C ce ne sono ovunque, però quest'esemplare è una specie di reperto vivente, rustico partenopeo che in passato ha impresso in tante nordiche teste il sillogismo napoletano = terrone.

E poi è andato a Reggio non perchè avesse già un lavoro ma perchè "si chiava".
Cosa dire.

- 08:09 di venerdì, 27 luglio 2007
- parma, napoli, dialetto, treno
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Fa caldo. La gente sta mangiando, si sentono le forchette dalle finestre. E' quell'ora in cui il buio è luminoso ancora, il mare è solo un sottofondo e l'asfalto puzza di acqua. L'ideale per affacciarsi al balcone e star lì a far parte del tutto.

C'è un piccolo giardino, con le aiuole come nei disegnini sui libri per bambini, una panchina con le cartacce aggrovigliate alle sbarre di legno e le scritte dei fidanzatini e dei loro amori ormai già finiti da un pezzo. Passa una macchina.

Poi si accendono i lampioncini, e per strada la gente passeggia. Odorano di doccia e di dopobarba, e vanno non so dove ma so perchè. Passano le ore a decidere cosa fare, e la loro serata scivola così, a decidere. Però sembrano felici così. Mi accorgo che la vernice della ringhiera è un po' scrostata. Piccoli pezzetti restano attaccati agli avambracci.

Non c'è nessuno in casa, che mi possa chiamare per mangiare. Resto a guardare la gente che decide dove andare.

- 08:58 di martedì, 03 luglio 2007
- racconti, estate, solitudine, quotidianità
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