L'ombrello si apre dopo qualche secondo, le gocce martellano più del cuore in corsa. Scrosci freddi, scrosci di marzo, che lavano l'asfalto e sporcano la giornata, una giornata di passaggio, umida, gonfia e pesante.

E le pozzanghere ostacolano il cammino, le nubi scaricano altra acqua e tu sai che non ti puoi lamentare, a che serve e poi perchè. Così sorridi, così prosegui.

- 13:49 di venerdì, 30 marzo 2007
- vita, pioggia, solitudine, quotidianità
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A me il mare mi piace un sacco perchè è bello. Oggi siamo andati con mamma e papà sulla passeggiata sul mare, di un posto che si chiama Nervi e ci sono gli scogli, lì. Così faceva freddo però il mare era calmo e volevo andare a mettere le mani nell'acqua, allora papà si è messo a scendere le scale che sono tantissime e mamma è rimasta sopra che ci guardava.

Poi sono sceso ancora e ancora e sentivo il rumore dell'acqua fresca e mamma diventava piccola. Allora si sono avvicinati 2 signori a mamma e l'hanno sgridata, così papà è salito sopra e io sono rimasto male perchè volevo andare sullo scoglio! Questi signori sembravano uguali ai poliziotti delle mie macchinine, e hanno detto a papà che non si può scendere.

Però poi mi hanno guardato bene e gli sono simpatico si vede, perchè hanno chiesto a mamma dove abito, e quando mamma gli ha risposto il nome dell'ospedale allora loro hanno chiesto a mamma una domanda che lei si è messa a piangere, così mi hanno dato un pizzicotto ed hanno detto che va bene potevo andare a mare, però papà ed io dovevamo stare molto attenti. Così papà ha detto che sarebbe stato attento e mamma è rimasta a guardare coi 2 signori e con mio fratello.

E quando poi sono tornato mamma mi ha detto che mi aveva visto mentre mettevo le mani nell'acqua e facevo "ciaf! ciaf!", in braccio a papà, e poi che l'ho salutata anche se la vedevo piccola piccola in alto. I poliziotti mi hanno comprato il gelato a pistacchio e si vede che sono magici perchè è il mio preferito! Poi mi sono messo a giocare un po' ma domani però devo tornare in ospedale e non ho voglia perchè poi mio fratello deve tornare a casa a scuola, perchè lui è grande.

- 12:37 di lunedì, 26 marzo 2007
- mare, racconti, ricordi, 4passi
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Mia zia Brunilde era una pazza scatenata, mi potete credere, e ne ha viste e fatte di tutti i colori veramente. Il nome assassino fu un'idea del nonno Adamo che amava Wagner e la lirica, ed arrivato al figlio numero 8 aveva anche bisogno di fantasia.

Tanto per cominciare, la zia guidava l'auto anche se era mezza cieca, e passava col rosso o faceva marcia indietro senza voltarsi (ripeto, era pazza scatenata) perchè tanto diceva che ci avrebbero pensato gli altri a scansarsi. E poi, se qualcuno la sgridava lei faceva spallucce ed andava avanti, tanto della gente non se ne fregava proprio niente.

La zia era zitella, però faceva conquiste in lungo e in largo pure se era brutta, perchè era una che si buttava, e che la dava, diciamolo pure. Mi ricordo che da bambini una volta eravamo mia sorella ed io in macchina con lei, allora la zia si fermò dal benzinaio a far benzina, e mentre il tipo riforniva la 127, lei sì alzò la gonna fin sopra al ginocchio, sapendo che il tipo sbirciava... chissà poi come è andata... boh!

La zia Brunilde, bizzarro capriccio della natura, quando tornava a casa si spogliava già sulle scale, per guadagnare tempo, tanto diceva lei che era raro che qualcuno uscisse proprio in quei 20 secondi, così era già nuda mentre apriva la porta, solo che a volte si scordava il reggiseno o le mutande sui gradini o sul pianerottolo, ed ecco come mai sappiamo di questa sua abitudine!

Ma lei tanto non se ne importava proprio di niente. Per esempio, era una scialacquatrice di prima categoria, usava le mutandine ricamate per togliere la polvere, diceva che erano imbattibili come strofinacci! Era un tipino ve lo dico assai assai particolare... diabetica all'inverosimile, aveva in borsetta stecche di cioccolato Lindt e fette di prosciutto (sic), e quando il medico la sgridava lei gli diceva: "ma se poi io mi curo da sola, a che mi serve un medico?"

Il che ha anche una sua certa logica...

- 17:53 di sabato, 24 marzo 2007
- ricordi, famiglia, pazza, brunilde
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Mamma non ha fatto le scuole, l'hanno mandata a lavorare che aveva 8 anni, ma da grande si è messa a leggere e leggere e leggere. Ha letto Moravia, Pasolini, Proust, Sartre, Levi, Pascal, altri ancora. Ma non ha mai studiato, non ha mai saputo come si fa. Le sarebbe piaciuto, sì, ma è ancora lì che lavora, lavora, lavora.

Quando ero nel pancione mi leggeva i libri, al punto che io stesso ho imparato a leggere l'alfabeto ad 8 mesi, ero praticamente un neonato, a 2 anni leggevo i fumetti. Ero un bimbo prodigio, alle elementari le maestre non sapevano cosa fare. Poi le cose succedono, ed il tempo passa.

Circa un anno e mezzo fa ho pensato che sarebbe stato bello far studiare mamma, non perchè ne abbia bisogno, ma perchè non ha potuto scegliersi la vita che avrebbe voluto, ed è una cosa che ti senti in catene quando ti capita e ci puoi star male da morire, solo che lei non è morta, almeno non da un po' di anni a questa parte. Allora ho preso in mano Dante e poi canto per canto, riassunto dopo riassunto, terzina dopo terzina, ogni settimana col msn le ho mandato 3-4 pagine.

Una specie di sussidiario, la Commedia a fascicoli, non per ridere ma sul serio, ogni invio ci ho lavorato 2-3 ore, ed è durato 50 settimane: un anno. E le è piaciuto da pazzi, il Paradiso soprattutto. Come è contenta quando riesce a rispondere alle domande del milionario, quando segue Benigni che recita, quando qualcuno cita un nome che ora lei "ha studiato"!

E dopo Dante Petrarca, Decamerone, Orlando Furioso, ora Il Principe...ogni mattina accendo il pc e faccio un paio di paragrafi, il sabato entro in msn a volte per 5 minuti, perchè mando i file a papà, lui li stampa, e mamma li legge. E a mia insaputa poi mamma ha fatto rilegare i fascicoli che le ho mandato sulla Commedia, e ne ha fatto un libro, poi me l'ha regalato e ora ce l'ho qui sugli scaffali.

E così ho scritto un libro.

- 15:41 di giovedì, 22 marzo 2007
- famiglia, sentimenti, libro, confessioni, mamma
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