Solo che lo comprata una nuova e allora era bella si chiama anche un nome, si chiama cartuscia 21, così io lo messa dentro alla stampante, (quella bella che io ci ho) e allora la stampanta ha stampato una pagina che si chiama La Pagina di Prova: cioè una pagina di prova.
Solo che ma però mi diceva di fare Allinea allora io ho fatto. Allinea come diceva lei solo che non si allinieiava e allora mi ha stampatto u napagina di prova (sempre la stessa, però una nuova). E' sempre bellissima solo che mi ha stampato gia 6 pagine di prove e ora non e più cosi bellissima come ieri perchè io ci ho dato un cazzotto (cioè un pugnio) e allora si è un poco ammaccata.
La vecchia si avvicina zoppicando, una fascia vistosa sul polpaccio destro, le gambe arcuate che puoi sentire il crack degli almeno 80 anni che vanno in giro, sempre più stancamente. Non legge il numero sul bigliettino, mi chiede quanto deve aspettare. "Signora ha il numero 118, siamo al 115, ci vorranno pochi minuti, a quest'ora non c'è nessuno". E lei ringrazia, prova a sedersi ma poi rinuncia, forse alzarsi le sarebbe di troppo impedimento. Resta immobile ed arcuata sotto un cielo di fiori svolazzanti.
Il suo numero appare nel display più lontano, la vecchia non ci arriva in tempo. L'impiegata schiaccia ancora il pulsante, 119, tocca ad una donna sui 30, la vecchia protesta, ma invano: i soldi son già passati di mano, la stampante è già in funzione, il turno è perso, ed è un turno lungo, perchè la trentenne ha da fare molte operazioni. Vado via, la odo supplicare:
"faccia in fretta, per favore, alle 2 arriva mia figlia! Si innervosisce se la faccio aspettare troppo, per favore, per favore!"
E così poi passa l'ora ma salta la prima lezione, e resto in sala insegnanti, perciò poi arriva la collega delle 10 che mi dice: "ti offro un caffè, vieni", ed io faccio così con la testa e schiaccio il pulsante, perchè sono tutti gentili con me che sono nuovo e mi scoccia rifiutare, e prendo un mokaccino dolce dicendo in silenzio viva viva il mokaccino!
E così poi arriva l'intervallo e alle 10,40 il collega con cui ho fatto a scambio ore mi dice, "ti offro un caffè, vieni" ed io faccio così con la testa e schiaccio un caffè d'orzo, perchè poi non mi va di morire d'infarto proprio durante le ore di lezione, penso che poveretti i ragazzi mentre sono a terra si spaventerebbero, e anzi forse andrebbero a vedere che suonerie del cellulare ho, e allora no, meglio prendere l'orzo, poi son tutti così gentili con me che non posso rifiutare, no!
E insomma poi finisco le mie ore e vado a casa, e barcollando sul marciapiede vado incontro alla panetteria per comprare il pane, ma lì accanto c'è un bar, ed incredibile a dirsi, una collega che si apprestava a fare le sue 2 ore, che mi nota e mi dice "ti offro un caffè, vieni". Ed io penso che ora metto il mio numero paypal tatuato sulla fronte così forse oggi divento ricco, ma intanto che ci sono faccio così con la testa ed entro nel bar, dove prima che posso dire "a" la collega ha già ordinato per me 2 caffè, e io faccio finta di berlo ma in realtà mi bagno solo le labbra intanto che mi racconta della sua classe.
E ora guai a dire che sono nervoso, perchè non sono nervoso e perchè no, intesi? Non sono neanche eccitato perchè a me la caffeina fa un baffo e poi no e la risposta è no e anche no a qualsiasi altra domanda, tanto rispondo sempre no e poi no e poi no e abbasso il kimbo perchè oggi lo odio.
Oggi, 20 anni fa: il primo bacio
Chi se lo scorda. C'era una festa di compleanno, di quelle in cui i maschi fanno gli stupidi pensando di far colpo sulle ragazze, che invece li considerano ridicoli e pensano ai fusti di 3-4 anni più grandi. Una festa di quelle in cui c'erano i 45giri "lenti", da ballare stretti finchè non schiacci le tette di lei, mentre 2 cretini sghignazzano mangiando qualcosa di troppo unto.
Il mio gruppetto era composto da 4 ragazzi. C'era il capo-bullo, orrendo ma intraprendente; il suo anonimo e loffio braccio destro; l'outsider idiota a scuola e muscoloso fuori, e poi c'ero io, quello timido e studioso. Quello che te lo porti dietro così domani ti fa copiare il compito. Il capobullo adocchia la più bonazza delle prede femminine, una ragazza bionda con un sorriso sexy e la quinta di reggiseno, che aveva ispirato gare di seghe nei cessi ai miei baldi 3 colleghi d'adolescenza.
Prassi voleva che toccasse al capobullo l'onore del primo ballo lento. Egli le si avvicinò, noi 3 osservavamo silenti l'evento. Baldanzoso, la invitò al ballo-amplesso, la superfemmina rispose "no", e lì scattò il mio destino. Il braccio destro ci provò a sua volta: "no". L'outsider sfotteva feroce, sicuro che i suoi bicipiti avrebbero fatto la differenza, promuovendolo a nuovo capobranco, ma il monosillabo fu ugualmente "no".
Manco morto l'avrei invitata, eppure i 3 umiliati mi costrinsero a passare sotto le stesse forche caudine. La sventurata rispose "sì", e fui gay per sempre. Luci abbassate, le sue labbra vicine, qualcosa premeva sul mio petto indifferente. Gli altri seguivano i nostri movimenti nel salotto del compleanno. I 3 sconfitti sedevano in amare poltrone, la superfemmina mi sussurrava all'orecchio, mentre io celebravo la morte della mia fanciullezza.
Sapevo che doveva succedere qualcosa. Cosa, non sapevo. Ci fu un bacio, morbido e lento, calmo e feroce. Lei sorrise, mi teneva la mano. Mi disse il suo nome, mi disse cosa provava, mi disse cosa sperava. Mi era del tutto indifferente, così capii, ed ebbi paura.