La stella cadente di capodanno fece ricco il cugino 77. Quando il terremoto finì, il fiocco giallo fu buttato via, e qualcuno fece canestro da 3 punti. Le pance sfornarono bimbi, e i bimbi divennero grandi. Una stufetta li scaldava a febbraio. Il norvegese aveva una cicatrice sulla coscia, e al cimitero i fiori erano cambiati ogni giorno.
La profuga di Vukovar incassava le sue 500 lire, poi lui cominciò a pregare, ma le preghiere fallirono, e qualcuno urlò forte, e poi più forte ancora. Sissi fu seppellita nel giardino di casa, poi lui indossò il suo più bel sorriso, ma qualcuno aveva un sorriso ancor più bello, tanto da fargli lacrimare gli occhi.
Gli si spaccarono le mani, andò via ma non a casa sua. Lo pugnalarono, il sangue si sparse sulle rotaie, restò a letto per 2 anni, accanto a lui una gatta. Provò a parlare, ma aprì la bocca e non uscì alcun suono. Allora cambiò lingua, e sperò che qualcuno lo udisse urlare. Poi si preparò ad urlare ancora più forte, e più forte ancora. E più forte ancora.
Il classico dei classici, l'aiuto delle donne nel tampax-day, l'abc del medico di base e il blockbuster delle farmacie, una bianca pillola d'aulin è sparita nel mio stomaco. Evviva, per un'ora l'emicrania mi ha dato tregua. Ma sento che già sogghigna, in agguato.
Ora, se tra voi scrutatori di queste pessime righe c'è un oculista, un neurologo o una fattucchiera, compassione lo colga e si faccia avanti, sfoderi consigli o estreme unzioni, e acquieti il mia tremebondo cerebro. Svegliarsi dopo 9 ore di letto e 3 di sonno, con una stalattite conficcata nel nervo ottico, la nausea di chi respira i tappetini di pelle delle auto nuove, e lo sprint di un velocista di 80 anni, io qui lo dico e qui lo ribadisco: è una tortura.
In attesa di sviluppi o di catastrofiche novità, domani inizio a lavorare.
Lo svenimento in corridoio per pressione bassa è quotato 2:1.
Sono arrivato ad un incrocio, così mi sento. Erano mesi e mesi che non vedevo uno, e sto per vomitare dall'ansia.
Che nottataccia schifosa, una di quelle che giuri a te stesso che domani cambi tutto. Poi ti svegli e la volontà è debole, la testa ti fa male e non hai voglia di alzarti, per far cosa poi. Ma poi lo fai, perchè scelta non c'è.
E per stordirmi, mi son messo a sistemare l'armadio, avevo 15 grucce inutilizzate, non sapevo che casa mia fosse un raccoglitore di grucce. E me ne sono uscito, lento e ancora più lento, fino al parco di un abbagliante grigio cenere, dove non c'erano suoni, solo freddo e umidità e ricordi e l'incrocio a cui mi trovo. Ho preso il cellulare e registrato quei 10 secondi, che non significano nulla, sono solo 10 secondi cl pulsante Record schiacchiato.
Un gatto arancione, dal vialetto, si è avvicinato a me ed ha fatto le fusa, ed è strano che i gatti si avvicinino così agli estranei. Non so chi dei due si sentisse più solo stamattina, ma forse lo so, e comunque ora mi passa.
Stamattina ho comprato 3 libri su una di quelle bancarelle dove si trovano vecchi Oscar Mondadori con le pagine ingiallite, volumi raggrinziti con i caratteri dorati su pelle marrone, i gialli di Agatha Christie e gli instant books del passato.
Sono le cantine dei lettori degli anni '50 -'60, svuotate alla morte dei proprietari, oppure libri da troppo tempo lasciati a marcire in scatoloni accanto alle inutilità utili solo nei ricordi.
Ho preso uno Steinbeck, un Voltaire, un Pratolini spendendo 5 euro in tutto. Poi, tornato a casa, ho sfogliato quei libri, così tanto per ambientarmi un po' nelle mie prossime letture. Sulle Cronache di poveri amanti c'era scritto "Marisa, 1966". E tra le pagine, una violetta che mi ha commosso.
Ho acquistato un ricordo.