La sua casa affacciava sui bidoni della spazzatura. Ogni tanto qualche umano buttava un sacchetto troppo grosso, e il rumore la spaventava. Il cortile era cupo e vuoto, ma per fortuna non c'erano gatti a rompere le scatole. Di solito usciva a prendere il sole, adagiandosi sulle crepe del muro, e nessuno badava a lei, perchè gli umani restano meno tempo possibile tra i rifiuti.
Le piaceva sentire i raggi sul corpo sottile, la riscaldavano e ritempravano. Da piccola le era capitato di incontrare uno di quei terribili umani che chiamano bambini, i più crudeli e spietati verso le lucertole. Le aveva dato la caccia, e lei era scappata. Poi ancora scappata. Poi le si era avvicinato troppo, e lei si era staccata parte della coda, per proteggersi. Le scocciava un po', ma al mostro bambino fece impressione e la lasciò in pace, mentre la coda ricrebbe, per fortuna non bifida.
Quel giorno si sentiva spavalda, e voleva prendere il sole. Il portone era aperto, e la strada era luminosa, molto invitante. Sgusciò dal rifugio e si insinuò spedita tra le fessure, lungo le mura scolorite. Giunta in strada, restò confusa, ed immobile. Mostri che rotolavano sputando gas dal di dietro, umani con scarpe con punte acuminate, umani che trascinavano cani che pisciavano ovunque, e gatti. Poteva sentirlo. Da qualche parte c'erano gatti, sentiva gli occhi puntati addosso.
Tremò, si voltò di scatto per tornare indietro, ma qualcuno aveva chiuso il portone. Qualche maledetto qualcuno. Provò a passare sotto, ma non riuscì, non c'era spazio, allora cercò di nuovo, e poi ancora di nuovo, più in là. Restò in basso, non voleva farsi notare, lei lo sapeva che 2 occhi la osservavano, lo sentiva, lo percepiva.
Il gatto giunse all'improvviso, senza rumore, implacabile e veloce. Al primo assaltò la lucertola si raggelò dal terrore, e lasciò andare la coda. Il gatto si attardò per un secondo, la lucertola strisciò veloce tra le crepe dei marciapiedi, pronta ad infilarsi ovunque potesse sentirsi sicura. Sapeva di doverlo fare, o morire. Fuggì, e non tornò mai più a casa.
Era una gallina brutta e stupida. Le penne color ruggine non servivano nemmeno a farla volare, per cui era costretta a spostarsi zampa per zampa alla ricerca di un sassolino da mandar giù. Incapace di dire coccodè, questo rottame da cortile si limitava a blaterare un co co co tra una cacata e l'altra, in perenne andirivieni tra la paglia puzzolente e l'aia fetida.
La gallina faceva l'uovo, un comune uovo arancione, nè grande, nè piccolo. Liberatasi del peso che le premeva la cloaca, azzardava un cooccò e poi usciva in cerca di sassolini, da mandar giù. Altro non chiedeva, altro non poteva.
Un giorno si accorse di essere rimasta l'unica gallina del pollaio, e si stupì. Le altre pennute erano infatti sparite, una dopo l'altra, ma il processo le fu evidente solo quando si ritrovò da sola sulla paglia. Sganciò un uovo, e poi osò un "coccodè", il suo primo coccodè.
Trionfante, ne fece seguire un altro, e poi un altro ancora. Finchè un altro bipede la zittì, e l'ultimo co co co lo soffiò su un tagliere. Il brodo non fu granchè, e le penne color ruggine finirono nella spazzatura.
Sono per strada, a piedi nudi e fa caldo. Oltre a me non c'è nessuno, e mi trovo ad un incrocio. Posso accorciare andando a destra, o passare in centro e svoltare a sinistra, e vado a sinistra. Cammino più lentamente, e c'è più gente, ma sono tutti immobili. Sono l'unico a piedi nudi, e mi sento un po' in imbarazzo, ma nessuno sembra farci caso. I negozi sono chiusi, ed ora è buio. Mi ritrovo ad andare verso casa, ma la strada si fa difficile, e ad ogni passo sudo e faccio fatica. Devo aiutarmi con le braccia, e trascinarmi poco più avanti.
E' notte, e sono da solo, cammino coi gomiti e avanzo più che posso. Sono a tre quarti di strada, e riconosco ogni particolare ed ogni dettaglio. Di tanto in tanto prendo fiato poi mi spingo per parecchi metri di slancio. Vedo casa mia in lontananza, so che posso giungervi in breve tempo, anche se la stanchezza si fa sentire. La strada cambia ad ogni passo, e non la riconosco più, e mi perdo. Resto immobile, stanco e deluso, perchè non so dove andare. Mi alzo in piedi, è l'alba. Casa mia è poco più avanti, e ora posso correre.
Mi avvio di gran lena ma la strada si fa in discesa, non riesco a frenare, passo oltre, "aiuto", stop voglio fermarmi no no più avanti no no voglio fermarmi...casa mia sparisce. Mi ritrovo in un campo, ci sono cardi e papaveri, ai bordi dei binari vedo malva e ginestre. Mi siedo ed aspetto che passi un treno. Un'ape ronza accanto a me, il treno non passa e chiudo gli occhi.
E in quell'istante li riapro, sono le 6:56 e vado a farmi il caffè.
Una delle grandi differenze che mi saltarono all'occhio quando mi trasferii a Parma da Napoli, e che ancora adesso mi fa sorridere, è il comportamento delle persone al semaforo. Dopo tantissimi anni in cui ero abituato a guardare a destra e a sinistra anche col verde e sulle strisce pedonali, qui a Parma mi sembrava una situazione buffa vedere che tutti aspettavano pazienti il proprio turno anche senza auto nel giro di un km.
Grandi masse di pedoni si affollano ai lati della strada, e si fronteggiano e si osservano in assoluta immobilità. Nessuno parla allo sconosciuto che gli sta accanto, (a Napoli si attacca bottone con assai più facilità) e con rassegnata abitudine attendono che appaia l'omino verde. Poi si muovono all'unisono, e si incrociano senza particolare interesse. Mi è sempre sembrato come nei film polizieschi, quando c'è lo scambio degli ostaggi.
Civile, anzi naturale, certo, ma indubbiamente inconsueto agli occhi abituati all'autogestione tipica di tanta parte delle città napoletane. E lungi da me criticare l'uno o l'altro comportamento, sia chiaro che non tutti i napoletani passano col rosso, così come non tutti i parmigiani aspettano il verde. Però io porto la mia esperienza, e posso testimoniare che il semaforo verde non è verde per tutti. Ad esempio capita che qualche automobilista si incazzi con te perchè lo rallenti sulle strisce mentre lui passa col rosso; o che un pedone che attraversi col rosso maledica l'auto di chi frena bruscamente per non investirlo. Qui invece anche alle 6 di mattina, se sei solo per strada, aspetti. E non sbruffi nemmeno!
Gran parte dei miei amici settentrionali sono affascinati dal traffico di Napoli, e trovano difficoltà a guidare in quel caos. Lo stesso si può dire del contrario, però, con amici napoletani che visitano Parma e devono gestire la guida in maniera differente da quella a cui sono abituati. Ormai però le cose si stanno gradualmente allineando nel senso di un maggior senso civico giù, e di una maggiore flessibilità quassù, e scommetto che sempre meno "emigranti" (che parola retrò vero?) si stupiscono dello scambio degli ostaggi. E meno male.