4passi sulla Terra

Gennaio 1983, non sono nato, ma esisto già. Un po' come adesso, che vivo non sono, ma non mi sento morto. Non ho ancora un nome, nessuno sa neanche il mio sesso: sono solo un mucchio di cellule, a cui già tante persone si sono affezionate. Mamma non vuole sapere il sesso dall'ecografia, perciò la mia prima apparizione sarà per tutti una sorpresa.

Tradizione vuole che i nomi dei bimbi siano come quelli dei nonni, ma con 2 maschi e 1 femmina già in casa resta poca scelta obbligata, per cui mamma e papà decidono di mettere ai voti il mio nome. Una sera, una sera serena, ciascuno dei miei familiari prende carta e penna, e scrive sul foglio i nomi del fratellino/figlio futuro, maschio o femmina. Per la femminuccia c'è lotta, per il maschio l'esito è netto.

Pur non essendo nato, avevo già un nome. Nessuno lo pronuncia più ora che son morto, perchè ha potere di evocarmi. Nè io lo dirò qui, poichè io non ero il mio nome, non fui il mio nome, non sono il mio nome. Il mio nome è quello che 8 persone non pronunciano più senza pensare a me.

Il mio nome è un sortilegio, una maledizione, una disperazione. E' dolore e rabbia, e non va più pronunciato. C'è chi non lo pronuncia più da 20 anni. Non è solo un nome, è un incantesimo che non può essere spezzato. E' dolore e rabbia, e non va scritto. Nè mai lo leggerete. Non da me, mai.

- 08:30 di venerdì, 30 giugno 2006
- ricordi, famiglia, personale, malattia, nome, morte, 4passi
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