4passi sulla Terra

Gennaio 1983, non sono nato, ma esisto già. Un po' come adesso, che vivo non sono, ma non mi sento morto. Non ho ancora un nome, nessuno sa neanche il mio sesso: sono solo un mucchio di cellule, a cui già tante persone si sono affezionate. Mamma non vuole sapere il sesso dall'ecografia, perciò la mia prima apparizione sarà per tutti una sorpresa.

Tradizione vuole che i nomi dei bimbi siano come quelli dei nonni, ma con 2 maschi e 1 femmina già in casa resta poca scelta obbligata, per cui mamma e papà decidono di mettere ai voti il mio nome. Una sera, una sera serena, ciascuno dei miei familiari prende carta e penna, e scrive sul foglio i nomi del fratellino/figlio futuro, maschio o femmina. Per la femminuccia c'è lotta, per il maschio l'esito è netto.

Pur non essendo nato, avevo già un nome. Nessuno lo pronuncia più ora che son morto, perchè ha potere di evocarmi. Nè io lo dirò qui, poichè io non ero il mio nome, non fui il mio nome, non sono il mio nome. Il mio nome è quello che 8 persone non pronunciano più senza pensare a me.

Il mio nome è un sortilegio, una maledizione, una disperazione. E' dolore e rabbia, e non va più pronunciato. C'è chi non lo pronuncia più da 20 anni. Non è solo un nome, è un incantesimo che non può essere spezzato. E' dolore e rabbia, e non va scritto. Nè mai lo leggerete. Non da me, mai.

- 08:30 di venerdì, 30 giugno 2006
- ricordi, famiglia, personale, malattia, nome, morte, 4passi
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4passi sulla Terra

Sono passati 20 anni da quando sono andato via e ho lasciato la mia famiglia da sola.
Li ho visti piangere tante volte, e molte più volte trattenere le lacrime. Mancano anche a me, tutti quanti. Quest'anno il giorno dell'anniversario della mia morte è passato senza un accenno, nessuno ha fatto il mio nome, nessuno ha parlato di me: non era necessario, perchè io ho ascoltato bene il loro silenzio.

Ciascuno dei miei familiari è alle prese con la sua vita. Lasciano che i giorni passino. Papà è un calendario arrivato già ad ottobre; mio fratello grande è in acque stagnanti; mio fratello piccolo vive di corsa; mia sorella ride amaro; mia mamma lotta, e non ha pace.

La mia foto è lì da 20 anni, le mie ossa sono all'ombra di fiori candidi, la mia voce è in una musicassetta, il mio amore è in tutti loro, che camminano e camminano, finchè non troveranno la strada che porta al luogo dove io mio trovo di solito. Sì, di solito, perchè ogni tanto torno a visitarli, e faccio loro compagnia.
Come adesso. Verrò ogni tanto. Forse mi leggeranno, ma non credo: non glielo dirò mai.

- 13:02 di giovedì, 29 giugno 2006
- ricordi, ricorrenze, famiglia, personale, malattia, morte, 4passi
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Uno

Primo post: ci si aspetta che sia originale... beh, questo non lo è.
E' scritto sottovoce, e va letto ad occhi chiusi. 

A come Adamo è (molto) poco, sarà (forse) di più: è una mente dentro 4 mura; un urlo senza suono; un gatto che dorme; un carrello della spesa; una sequenza di numeri.
A come Adamo è un nome che spinge a facili battute; un infinito susseguirsi di tanti inizi; una pianta che vive con 2 gocce d'acqua; un libro di cui non leggeremo mai l'ultima pagina.
A come Adamo è per chi lo legge; per chi non sa che esiste nè mai lo saprà; per chi ci capita per sbaglio e non ci torna più; ed è per me, che son tutto per me.

- 15:39 di mercoledì, 28 giugno 2006
- blog, personale, confessione, autoreferenziale, adamo
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